




















Georgia:
La mattina successiva al nostro arrivo a Tbilisi incontriamo il noleggiatore che dopo le raccomandazioni di rito ci consegna i nostri 4×4 muniti di tende da tetto e un po’ di attrezzatura da camping. Subito partiamo, non sappiamo ancora quanti campi appronteremo, ma comunque decidiamo di fare subito un po’ di scorte alimentari e pane fresco al primo market. Partiamo!
I Georgiani considerano le mucche delle divinità, come in India, altrimenti non si spiega il fatto che ce ne siano così tante che girano indisturbate per le strade del paese, senza che nessuno le controlli. Nessuno osa infastidirle, nemmeno quando tutto il branco è immobile al centro della carreggiata. Gli automobilisti locali aspettano pazientemente che si spostino per passare. Loro, le mucche, non hanno una particolare meta e ti tagliano la strada inaspettatamente durante il loro vagabondare. Non è molto simpatico, come è capitato a noi viaggiando a 80 all’ora, trovarsi improvvisamente una mandria di mucche in mezzo alla strada dopo una curva a gomito. La fauna locale è stata una delle caratteristiche che ci ha accompagnato durante tutto il viaggio. Specialmente nei paesini di montagna girano indisturbati per le strade famiglie di maiali ed altri animali da cortile. I cani randagi sono parecchi, anche in città. Le pecore, almeno quelle, le abbiamo incontrate in grandi greggi, ma sempre controllate da pastori con cani al seguito.
Addentrandoci nelle zone montane abbiamo potuto percorrere diverse strade sterrate, per la verità non particolarmente difficili, ma che sicuramente diventano insidiose con pioggia o neve, viste anche le altitudini dove arrivano. Siamo saliti sino a Mestia, nella regione dello Svaneti, e Omalo, entrambi i villaggi a quote altissime che si raggiungono dopo ore di sterrato, a volte con strapiombi da paura, dove il 4×4 è d’obbligo. Omalo si trova a pochi km dal confine con Cecenia e Daghestan, passando per il passo di Abano, percorrendo la celebre “strada della morte” che collega la regione di Tusheti con la Russia. In effetti il nome è azzeccato, perchè se qualcuno si distraesse guardando il panorama e scivolasse giù dalla montagna ci vorrebbero giorni per recupero, e sicuramente non ne uscirebbe vivo. Con i nostri Toyota abbiamo incrociato anche dei camion che salivano e scendevano, ma con un po’ di calma, usufruendo degli appositi slarghi, siamo riusciti a passare indenni. Nessuno ha avuto fretta e tutti ci hanno salutato amichevolmente, tutti pronti ad aiutare in caso di necessità.
Siamo voluti andare oltre Omalo, ancora 30 km, circa 1 ora e mezza di guida, sù verso il confine, dove lo sterrato diventava più tecnico, percorrendo anche un ponte di tronchi trovato lungo il percorso, e arrivando ad una pineta dove, visto il buio che arrivava, abbiamo preferito fermarci ed allestire un campo per la notte. Eravamo praticamente soli nel bel mezzo delle montagne del Caucaso. Quella è stata un’esperienza molto “wild” che sicuramente ci ricorderemo a lungo. Avevamo in quel momento pochissimi viveri, acqua compresa. Di notte il nostro termometro è sceso a 5° ed era il 15 di Agosto! Continuando il giro, nei giorni successivi abbiamo guidato attraverso la riserva naturale di Vashlovani, e ammirato diversi monumenti, come “il Ponte di Diamanti”, la citta di Vardzia, scavata nella roccia, con le terme là vicino, e molto altro ancora.
Pernottamenti: Tenda: il campeggio in Georgia è libero, di campeggi non ne abbiamo visti, solo qualche privato che offre il suo prato. Camere: alberghetti, qualche Hotel. Non è mancato il pernottamento in un oscuro castello, stile Dracula, però con colazione super mega, preparata dalla proprietaria, che ci ha fatto dimenticare la spartaneità del luogo, le scale di pietra e le porte costruite per i 7 nani, che la nostra schiena ancora ricorda.
Armenia: avendo preventivamente richiesto tutti i documenti necessari siamo entrati in Armenia dal valico di Bagratashen, 3 ore di attesa in coda per passare. Nota singolare: per il controllo passaporti con l’auto passa solo l’autista! Tutti i passeggeri devono scendere e passare a piedi all’interno di un edificio apposito. Anche questo è un paese ex Russo, dove però secondo noi, rispetto alla Georgia è rimasta di più l’impronta sovietica. I russi se ne sono andati nel 1991 ma girano ancora molte Lada e camion dell’era Sovietica. Non è raro che la commessa del negozio ti saluti con uno “spasibo”.
Paese con molta storia e tradizioni millenarie. Servirebbe più tempo per visitare altri luoghi. Abbiamo comunque evitato alcune zone di confine al sud dove è sconsigliato avventurarsi. La capitale Yerevan è una città moderna con tutti i servizi, un po’ caotica nelle ore di punta. Molto bella “La Cascata” e “Piazza della Repubblica”. Abbiamo visitato il monastero di Geghard, il tempio di Garni, e immortalato il monte Ararat (5.137 mt), che si trova vicino al confine, ma in territorio Turco, che si ammira nella sua immensità dal monastero di Khor Virap. Secondo il libro della Genesi è il luogo dove si sarebbe posata l’Arca di Noè dopo il diluvio universale, è un luogo suggestivo.
Interessante e commovente il monumento con relativo museo costruito nei dintorni di Yerevan per ricordare lo sterminio (genocidio) degli Armeni, circa 1.500.000, morti o deportati, perpetrato all’inizio del 1900 dall’allora impero Ottomano. Foto e video, anche abbastanza “crude”, sono visibili all’interno.
Informazioni di viaggio:
Gasolio e benzina € 0,98-1,00 /litro in entrambi i paesi
Costo campeggio: zero in area libera. Qualche prato privato, “teoricamente con servizi igienici” dove ti lasciano aprire la tenda, a pagamento, comunque pochi Euro.
Costo camera doppia: circa € 20-30,00
Cena / pranzo: da € 5,00 a 15,00, dipende dalla location e dalla “fame”. Mettete in conto almeno 45 minuti di attesa per mangiare, questo perché i cibi non sono pronti o precotti, ma perché preparano tutto al momento. Carne molto buona.
I giovani parlano quasi tutti Inglese. Altre lingue parlate: Tedesco, Russo
Che dire, esperienza positiva, viaggio molto interessante, in tutti i sensi.
